Mostra “Odisseo” – Galleria d’arte A Casa di Paola

Mostra “Odisseo” – Galleria d’arte A Casa di Paola

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Il viaggio di Ulisse continua nel territorio forlivese attraverso una rassegna di eventi collaterali alla mostra “Ulisse. L’arte e mito“, allestita presso i Musei San Domenico di Forlì fino al 31 ottobre 2020, che prende vita dal 5 al 20 settembre 2020.

Inaugurazione mostra Odisseo
Sabato 5 settembre alle ore 11.00
presso la galleria d’arte A casa di Paola
in via A. Costa n. 22 Forlimpopoli


Scheda di presentazione della mostra

Odisseo è una collettiva di artisti romagnoli e toscani ospitata nel cuore di Forlimpopoli, all’interno della galleria “A casa di Paola”. Le imprese di Ulisse sono il filo conduttore che unisce queste opere e, attraverso l’uso di diverse tecniche di realizzazione, emerge un variegato panorama interpretativo che rielabora il mito, ora in chiave intima, ora giocosa, ora iconica.

Mostra a cura di Paola Gatti e della Pro Loco di Forlimpopoli

Alessandro Turoni con “Polifemo e Odisseo” espone una concrezione scultorea composta da bitume, stoffa e resina che si aggrappano a un filo di metallo come brandelli materici di un corpo gigantesco, quello di Polifemo. La figura di Ulisse, minuscola ai piedi del ciclope, è compatta e salda in confronto al corpo lacerato di Polifemo, ed è colto nel momento in cui punta il dito deciso verso il ciclope frastornato e confuso, nel gesto di portarsi il braccio alla testa. Mette in scena così lo scontro millenario tra forza e astuzia, brutalità e intelligenza.

L’ “Odisseo” di Daniele Tamburro è invece una citazione del Viandante di Friedrich: come la figura di spalle, piccola davanti alle forze ingovernabili della natura, guarda all’orizzonte, l’Ulisse di Tamburro guarda a una luna concreta e tangibile che materializza sul mare il suo riflesso bianco: fondamentale per questa resa materica è l’uso del cemento, del gesso e dell’alluminio. Spaccato in due dalla dualità, l’Ulisse di Tamburro è intimistico e riflessivo.

Di memoria Friedrichiana è anche “Evasione” di Maurizio Rinaldi, una tela dominata dalla rabbia delle onde che si abbattono sui promontori di Scilla e Cariddi. La figura solinga e piccolissima dà però le spalle al mare in tempesta e rivolge il suo sguardo a noi che siamo fuori dalla sua personale Odissea, aprendosi così una possibile evasione.

Un voluto richiamo a “A mermaid” di John Wahterhouse è “Una Sirena” di Fabio Colinelli, che rielabora il dipinto in chiave pop, usando una grafica digitale giocosa da cartone animato. Caratteristici delle sue opere sono gli occhi sferici e attoniti che ricordano i “Big Eyes” di Margaret Keane.

Non manca nella rassegna l’interpretazione di “Nausicaa” di Luciano Navacchia, una scultura realizzata con lamine di ferro che ricorda un idolo votivo arcaico utilizzato per magici rituali, simbolo di una femminilità eterna e senza tempo.

Di memoria arcaica è anche la terracotta di Mario Bertozzi, “Leda con cigno”, che restituisce in forma tattile l’episodio mitologico in cui Zeus si trasforma in cigno per poter avere un rapporto con Leda, regina di Sparta.

Penelope è invece messa in scena nella tela di Luciano PaganelliL’attesa di Penelope”. Realizzata come se fosse una statua greca, ricorda il citazionismo di De Chirico nella sua fase del ritorno al neoclassicismo e, proprio come una statua classica, assopita e immobile, aspetta pazientemente il ritorno di Ulisse.

In “Suppellettili” di Ugo Pasini rappresenta una natura morta di oggetti composta da vasi dell’antica Grecia in cui Ulisse, in una sorta di mise en abyme, appare raffigurazione dentro la raffigurazione, icona di sé stesso. Nevio Bedeschi con “Achille e Pentasilea V sec a.C.” mette in scena l’episodio in cui Achille si innamora di Pentasilea, regina delle Amazzoni, solo dopo averla uccisa durante la guerra di Troia. La tela ricorda un affresco antico ritrovato in un sito archeologico, frammentato e ricostruito, ancora impastato con il supporto dai toni terrosi e sanguigni.

Si prosegue con l’opera di Pasquale Marzelli “La fine di un mito” tecnica mista su tavola cm 80 x 90. Un personaggio dal capo reclinato, sulla sua barca in mezzo al mare oscuro, disinteressato alla pesca fortunata, con le reti ancora ripiegate e nella mente il rendiconto del proprio vissuto, alla fine del lungo viaggio. Struggente e bellissima l’opera dell’artista aretino pare voglia duettare con l’Ulisse di Tamburro: giovane, energico e desideroso di viaggiare.

L’opera “3 MARE”, di grande valore artistico eseguito con ceramica, bronzo e acciaio inox 40 X 80 X 37 dall’artista Roberto Giordano, sembra accompagnare l’opera precedente. Un magnifico esemplare destinato ai grandi flutti, pronto ad affrontare la quiete degli immensi spazi marini e le grandi tempeste, soccombe senza armi di difesa all’incuria dell’uomo. I resti, come antiche effigi di dei di un mondo scomparso, ci presentano l’Ulisse dei giorni nostri, capace di permutare la sua saggezza e i suoi alti valori, attraverso una guerra impari, solo per il proprio egoismo ed interesse.

Le piccole tele di Alessandro Casetti, altro nome ormai altisonante nella cerchia dei giovani artisti del nostro territorio, raffigurano volti di giovani donne che ci osservano con occhi e bocche sensuali ricordando le “Sirene” ammaliatrici dell’opera di Omero. L’artista pare giochi con le innumerevoli vernici industriali che dosa sapientemente, creando la sua arte unica e riconoscibile.


Orari di apertura della mostra:
martedì e giovedì 10.00 – 12.00
mercoledì e venerdì 17.00 – 19.00
sabato e domenica 10.00 – 12.00 e 17.00 – 19.00
chiuso il lunedì